Testo e foto di Armando Gallo.

IMG_0553“Qualcuno ha detto che musica è la lingua dell’anima.” Mi ha confidato recentemente Aldo Tagliapietra durante una chiacchierata lungo il fiume Brenta. “E dopo settantatré anni, passati forse troppo in fretta, te lo posso confermare. Ecco, questo è nel mio nuovo disco: s’intitola “Invisibili realtà” e credevo d’averci messo 3 anni a farlo, ma in realtà ci ho forse messo una vita. Non avrei mai potuto scrivere queste canzoni quand’ero giovane.

“Invisibili Realtà” è un album bellissimo, luminoso, di una purezza rara che regala all’ascoltatore una sana opportunità di rivisitare quell’innocente spiritualità che tutti noi condividiamo da quando eravamo bambini. Se solo se lo ricordassimo più spesso! Aldo ci aiuta a farlo ascoltando queste canzoni scritte attingendo dall’esperienza di cinquanta anni di illustre carriera, regalandoci perle di semplice saggezza che arrivano direttamente al cuore. “Quietare la mente è come volare” è la prima frase di “Musica e parole” il brano che apre l’album, e già questo t’invita a pensare cose belle. “Non ho più nulla cui ritornare/ Tranne che dentro me stesso”.

Aldo Tagliapietra è un vecchio bambino che da sempre canta storie di vita e di morte, di gioie e dolori, di amori e di pianeti lontani e di proteste giovanili come quel “Cemento armato” che denunciava la scomparsa del verde. Allora era il 1971 e Aldo era l’inconfondibile voce del trio veneziano Le Orme, che stava scalando il primo posto in classifica con l’album “Collage” giustamente esaltato dal sottoscritto nelle pagine di Ciao 2001. Come allora, oggi sono particolarmente orgoglioso di esaltare “Invisibili realtà”, certamente un album d’autore concepito con la voglia di scavare dentro noi stessi e carpire il senso della vita.

Aldo Tagliapietra's Band

Aldo Tagliapietra’s Band

“Non so se ai giovanissimi può interessare un lavoro del genere.” Mi ha detto Aldo con un sorriso. “Per la prima volta in vita mia ho faticato molto sulla stesura di testi giusti. Ero interessato a riscoprire l’innocenza dei bambini. Alcuni brani hanno vissuto almeno dieci versioni diverse, ma ero deciso a dare un valore alla mia esperienza d’autore e alla fine posso dire di aver trovato vera poesia.”.

“La porta” è il secondo brano con deliziosi tocchi di country rock e steel guitar: Quando c’è luce nel nostro cuore/La porta invisibile del paradiso è in noi.

“Siamo nel cielo” è l’unico brano dell’intero album che a sorpresa ci offre un inciso di puro progressive rock che forse ricorda quel “Felona e Sorona” che fece sbarcare Le Orme anche in Inghilterra nel 1973, con la Charisma.

“È la vita” chiude il lato A. Una canzone acustica che non ha tempo, suoni delicati e affascinanti, ma con un’impennata finale elettrica: E’ la vita/Che racconta di una storia mai finita. E poi… Vedo nel sorriso di un bambino/L’innocenza che ho scordato.

IMG_0027©Armando GalloAldo2008Il lato B apre con “Radici” un meraviglioso viaggio nell’India che Aldo ha scoperto attraverso l’amore per il Sitar. A primo ascolto è il brano che salta immediatamente all’attenzione per i suoni, l’avventura che ispira e le frasi del sadhu vestito di vento che racconta… “Di tutto ciò che nasce certa è la morte/Di tutto ciò che muore certa è la vita.

“Il sole del mattino”un brano gioioso prettamente acustico con piano elettrico e maestosa chitarra acustica finale.

“Ho bisogno di te” – Una canzone che minaccia di esplodere in progressive rock, ma fermata dall’inciso molto spirituale che ci chiede, L’infinito è amore, ma l’amore cos’è?/E’ il sudore dell’anima/E’ il bisogno di te.

Il brano “Come onde” ci rivela da dove arriva il titolo dell’album… Noi, spinti dal vento, tra la passione e il tormento/Ritroveremo ancora la speranza/Madre di invisibili realtà. E dove il chitarrista Matteo Ballarin libera uno struggente assolo.

“Invisibili realtà” chiude l’album. E’ uno strumentale che sembra una colonna sonora di un viaggio di melanconica introspezione appena concluso. Non è mai facile guardare dentro noi stessi. Ci vuole coraggio a farlo. Aldo lo ha fatto per se stesso e, come l’artigiano che è, è qui pronto a condividerlo con tutti noi.

“Pensa che addirittura non ho nemmeno suonato il basso” ha voluto precisare Aldo, “Ho invitato Andrea Ghion a suonarlo, tanta era la voglia di concentrami sui testi e il canto. Ai ragazzi della mia band ho dato la libertà si curare i suoni e gli arrangiamenti, sempre da miei suggerimenti, ma hanno fatto un lavoro meraviglioso.”

Oltre a Matteo Ballarin alla chitarra e Andrea Ghion al basso, nel disco suona il batterista Manuel Smaniotto, il tastierista Andrea De Nardi e la partecipazione di Mauro Martello al duduk, nel brano “Radici”.

Per comprare l’album: http://www.self.it/ita/details.php?nb=8019991881958&tc=c